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La biblioteca più antica del mondo è a Fes e si può visitare
La biblioteca più antica del mondo è a Fes: 4.000 manoscritti, una sala del Trecento e un ingresso tutto suo in piazza Seffarine.
Dietro una porta di legno senza pretese in piazza Seffarine, una stanza piccola custodisce manoscritti copiati a mano secoli prima che la stampa arrivasse su questa costa. La biblioteca più antica del mondo si trova a Fes, e l’aritmetica che regge l’affermazione merita attenzione. La moschea risale all’859, la prima sala costruita come biblioteca al XIV secolo, e il primato ufficiale appartiene all’università, non ai libri. Per chi visita, un dato conta più degli altri: la biblioteca ha un ingresso proprio sulla piazza e chiunque può salire fino a quella porta.
In questa guida vedremo chi ha pagato l’edificio, cosa c’è davvero sugli scaffali, come la stanza è quasi andata perduta e cosa si vede arrivando a quella porta.
La donna dietro la porta
Fatima al-Fihri arrivò a Fes da Kairouan da bambina, in una famiglia di commercianti che si stabilì nella nuova capitale idriside e prosperò. Alla morte del padre e del marito ereditò abbastanza per costruire. Comprò un lotto vicino al mercato delle spezie e la cronaca racconta che pose la prima pietra il primo giorno di Ramadan. Circa due anni dopo la moschea era finita.
Alla sorella Mariam si attribuisce la moschea gemella sull’altra riva, la Andalusiyyin, una simmetria che a molti storici sembra troppo perfetta. Il racconto più completo sulle due donne viene da una cronaca compilata quattro secoli dopo la sua morte, e un’iscrizione di fondazione in cufico ritrovata durante i restauri del Novecento indica un altro committente.
Cosa significa davvero “la biblioteca più antica del mondo”
Tre fatti diversi finiscono nella stessa frase, e separarli cambia quello che stai guardando.
- La moschea e l’insegnamento: l’859, il complesso dove si teneva lezione e l’istituzione riconosciuta come il più antico centro di studi superiori ancora attivo.
- La biblioteca: una sala costruita per questo scopo a metà del Trecento sotto il sultano merinide Abu Inan Faris, con l’attuale sala di lettura arrivata con un ampliamento degli anni quaranta.
- Il titolo: un’affermazione ripetuta per generazioni senza alcun certificato. Anche il monastero di Santa Caterina, nel Sinai, non ha mai chiuso la propria collezione, quindi gli autori prudenti scrivono «si ritiene che».
La biblioteca di Al-Qarawiyyin eredita quindi un primato che spetta all’istituzione madre, occupa una sala costruita a metà del Trecento e serve lettori da sei secoli senza interruzioni lunghe.
Dentro la collezione
Qui sono catalogati circa quattromila manoscritti in arabo, consultati da ricercatori di tutta la regione. I pezzi forti hanno un nome.
- Un Corano del IX secolo: scrittura cufica su pergamena di gazzella, tra i testi copiati più antichi del Nordafrica.
- L’Al-Muwatta dell’imam Malik: diversi volumi sulla stessa pergamena, base del diritto malikita.
- La biografia del Profeta di Ibn Ishaq: una delle prime.
- Il Kitab al-Ibar di Ibn Khaldun: l’esemplare che contiene la Muqaddima, collocato qui secondo la tradizione dall’autore stesso.
Accanto ci sono un Corano donato dal sultano saadiano Ahmad al-Mansur e il commento di Ibn Rushd al diritto malikita. Per aprire quella stanza servivano quattro uomini con quattro chiavi diverse, tutti presenti. Oggi l’ambiente è climatizzato e la digitalizzazione continua, così le pagine fragili si studiano senza toccarle.
Il salvataggio
Agli inizi dello scorso decennio l’edificio stava cedendo. Le acque di scarico risalivano sotto gli scaffali più bassi, i soffitti si crepavano, le travi si spaccavano, i cavi restavano scoperti e le sale dei manoscritti non controllavano né calore né umidità.
Il Ministero della Cultura chiamò Aziza Chaouni, architetta nata a Fes e attiva a Toronto che, per sua stessa ammissione, non sapeva che la biblioteca esistesse. Il problema era strutturale oltre che estetico: l’edificio era cresciuto come un grappolo di corpi collegati che scendevano lungo un pendio ripido su tre livelli diversi.
Ciò che ha riaperto nel 2016 comprendeva sala di lettura, depositi, sala conferenze, spazio espositivo in un’antica sala a volta, laboratorio di restauro e digitalizzazione dei manoscritti, caffè e nuove reti di drenaggio ed energia solare. Chaouni ha descritto il suo obiettivo come accesso pubblico oltre che conservazione.
Come entrare: piazza Seffarine e i vicoli della medina
Le aspettative contano più delle indicazioni: i due edifici seguono regole diverse. La moschea è un luogo di culto attivo e i non musulmani non entrano. Puoi guardare attraverso le porte aperte sui lati di Derb Boutouil e Bab al-Ward, ma non devi oltrepassare la soglia né fotografare chi prega.

La biblioteca nella medina di Fes è l’eccezione. L’ingresso dà su piazza Seffarine, quella che si trova a orecchio grazie al martellare dei ramai. Un ampliamento degli anni quaranta sotto Mohammed V aprì quella porta esterna perché i non musulmani potessero raggiungere la collezione senza attraversare una sala di preghiera.
- Cosa si vede: la sala di lettura e gli spazi espositivi.
- Cosa no: i manoscritti, riservati a credenziali di ricercatore e appuntamento.
- Quando andare: i giorni di apertura cambiano senza preavviso e non esiste un orario affidabile pubblicato, quindi conferma in giornata.
- Come arrivare a piedi: da Bab Bou Jeloud giù per Talaa Kebira, quindici-venticinque minuti fino alla zona Attarine, oppure un taxi a piazza R’cif e dieci minuti in salita.
Aggiungi le madrase Attarine e Bou Inania, aperte a tutti e intagliate nello stesso linguaggio decorativo. La nostra guida di Fes el Bali racconta l’insieme della medina e il tour della medina di Fes segue l’anello. Le guide Hassan, Hamid e Andrea sanno quale svolta senza insegna porta dai ramai.
Una stanza di libri copiati a mano basta per dedicare alla medina una giornata intera. Il nostro Tour di 7 Giorni in Marocco da Fes parte dalla città vecchia e prosegue verso il Sahara, Meknes e Chefchaouen, mentre il Tour di 4 Giorni nel Deserto da Fes a Marrakech ti porta a sud attraverso l’Atlante.
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Domande Frequenti
La biblioteca di Al-Qarawiyyin è davvero la più antica del mondo?
È la candidata più forte, anche se non esiste un certificato ufficiale. Il primato riconosciuto di più antico centro di studi superiori ancora attivo spetta all'università annessa alla moschea, mentre la prima sala costruita come biblioteca risale a metà del Trecento. Anche il monastero di Santa Caterina, nel Sinai, rivendica un uso ininterrotto, ed è per questo che i resoconti prudenti scrivono «si ritiene che».
I non musulmani possono entrare nella biblioteca di Fes?
Sì. Un ingresso separato in piazza Seffarine fu aperto negli anni quaranta perché i non musulmani potessero raggiungere la biblioteca senza attraversare una sala di preghiera. La moschea resta chiusa ai non musulmani e si guarda dalle porte di Derb Boutouil e Bab al-Ward o da una terrazza.
Si possono vedere i manoscritti?
Di norma no. Il deposito dei manoscritti è riservato a ricercatori con credenziali accademiche e appuntamento. Il visitatore accede alla sala di lettura e agli spazi espositivi, e la digitalizzazione permette di consultare i volumi fragili su schermo invece di maneggiarli.
Quanto dura la visita e da dove si entra?
Si entra da piazza Seffarine, quella dei ramai. La maggior parte delle persone dedica 45-60 minuti e abbina le madrase Attarine e Bou Inania, lì vicino. I giorni di apertura cambiano senza preavviso, quindi conferma in giornata.
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